La Spezia che fu: Lucrezio Giannoni, il piromane convenzionato

Lucrezio Giannoni nel 1965 alla Capannina
Lucrezio Giannoni nel 1965 alla Capannina

Anche i più giovani conoscono la storia di Lucrezio Giannoni (1926-1979), famoso piromane originario di Vezzano e attivo in tutta la provincia dalla fine degli anni ’40 fino alla tragica scomparsa. Giannoni, inguaribile piromane, grazie a un’innata cordialità sviluppò ottimi rapporti con rappresentanti della politica e delle istituzioni. Tant’è che, prima, il braccio della legge chiuse un occhio di fronte alla sua passione incendiaria e, in un secondo momento, la Provincia della Spezia, d’accordo con la Forestale, firmò un segretissimo foglio protocollo d’intesa con Lucrezio affinché questi bruciasse boschi e foreste per renderli aree edificabili o comunque disponibili ai più diversi utilizzi. Un compito nel quale Giannoni si distinse a tal punto da essere insignito del Cavalierato del Lavoro nel 1975, occasione nella quale dette letalmente fuoco al Prefetto Savero Caria (detto “Il Prefetto di biada” per la sua morbidezza, e per questo facilmente infiammabile) e a due anziani, poco idratati e facoltosi imprenditori spezzini, anch’essi pubblicamente omaggiati. Nel 1979, la tragedia. Impegnato ad appiccare un rogo alla Rocchetta di Lerici, forse per l’eccessiva sicurezza, Giannoni si dette fuoco. Si spense, letteralmente, dopo quattro giorni.

Paolo Frates