La Spezia che fu: Ermete Segale, il palpeggiatore che inventò Atc

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Molto spesso, soprattutto i bambini, guardano estasiati le bellissime corriere ATC, le eleganti pensiline, gli autisti perfetti come degli angeli gentili in maniche di camicia. Però sono in pochi a sapere com’è nata l’amata azienda spezzina del trasporto pubblico locale. Era il 1949 e una Spezia ferita dal recente conflitto mondiale stava lentamente riprendendosi. Uno spezzino doc, curioso e amabile, era Ermete Segale, nato nel 1922. Nullafacente, nullatenente e luogotenente sotto le armi, aveva il vizio di palpeggiare le signorine. Soltanto la sua frizzante simpatia e la stazza (165 cm per 33 Kg, non male per l’epoca) gli evitavano solitamente guai con fidanzati e mariti. Però si sentiva incompleto, insoddisfatto, finché un giorno, guardando un documentario su Tele Liguria Sud, capì che un palpeggiatore comune non è niente  a confronto di un palpeggiatore da mezzo pubblico, meglio se affollato: una pasticceria piena di leccornie. A Spezia non c’erano né bus, né tantomeno un’azienda del trasporto pubblico. Così Ermete si rimbocco le maniche e fece lobby finché l’amministrazione comunale non accettò di dar vita alla partecipata ATC, varando una flotta che in Italia non aveva uguali. Segale fu nominato “Pater Patriae” e potè viaggiare gratuitamente e palpare a bordo senza essere sanzionato fino alla morte, avvenuta nel 1983. Finché fu in vita, sui bus spezzini – i più attempati lo ricorderanno, porca miseria! – c’era la scritta “Vietato palpare il conducente”, poi riconvertita nell’inutile “Vietato parlare al conducente”, che come si sa ha reso tristi tantissimi autisti già di per sé timidi.

Paolo Frates