Fiasello si dimette: “Mi credevo che come commissario potevo usare la pistola e fare gli inseguimenti”

patto sindaci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È un uomo distrutto, Marino Fiasello. Annoiato, bolso, chiuso. Con il viso annerito dalla delusione, nelle scorse ore ha annunciato alla stampa le sue imminenti dimissioni. “Ho fatto finta di essere un po’ infastidito dal commissariamento e dalla campagna per il taglio delle province, per non fare la figura di chi sputa nel piatto in cui mangia, mentre mangia, magari sputando mentre si è raffreddati, in un bel piatto di riso in brodo, e poi mescola. Pensa che schifo. Ma, dicevo, ho fatto finta, perché l’idea di diventare, da presidente, Commissario, mi elettrizzava. Ma evidentemente non avevo capito”. Gli occhioni di Fiasello parlano come quelli di un dolce quadrupede. “Io mi credevo che come Commissario potevo usare le pistole, fare gli inseguimenti, tenere le bretelle e i piedi sulla scrivania, trattare male dei volgari poliziotti afroamericani. Cosa ne sapevo che era tutta un’altra cosa. Ormai sono due anni e mi sono stancato: volevo fare il rambo e invece sono sempre a fare i complimenti alle scuole per dei disegni sugli alberi e a premiare dei vinaioli anziani che al secondo bicchiere devi portali in bagno. A volte li ho mandati a fare i bisogni nell’ufficio del Prefetto Eccellenti, per dare un po’ di colore alla mia esistenza beffata”. Un Fiasello così triste che alla fine gli urliamo “Sbirro maledetto!” facendo la pistola con le mani, e lui, rinfrancandosi: “Commissario Fiasello, non muovetevi, pum pum pum!”.

Omar Bozo