Imprenditori suicidi, denuncia di Confartigiancarlo: “Troppa burocrazia, scartoffie anche per uccidersi”

crisi-economica

Bei tempi quando gli imprenditori schiacciati dalla crisi potevano farla finita con un colpo di karate autoinflitto, violando la ZTL di Lerici o in altri modi divertenti. Ora è impossibile anche darsi la morte per uscire dal tetro scenario di un’Italia che, tra tasse e burocrazia, perseguita l’impresa. La denuncia di Confartigiancarlo La Spezia: “La nostra associazione – incalza Clint Spurgas – vuole rimarcare come ormai sia diventato impossibile uccidersi per gli imprenditori. Con le nuove normative, porre fine alla propria vita diventa cavilloso quanto far partire un’impresa. C’è un modulo da inviare a INPS e Direzione del Lavoro soltanto per l’intenzione di suicidarsi, da accompagnare con marca da bollo da 28 euro. Bisogna uccidersi entro due settimane dalla compilazione e consegna del modulo, ma questo non viene sempre validato da entrambi gli enti entro 15 giorni, così l’aspirante suicida deve rifare tutto. Poi, per uccidersi concretamente, occorre avere fatto tutti i corsi per la sicurezza alimentare, per un cavillo che equipara il cadavere a una carcassa nel deserto, alla mercé degli avvoltoi e degli sciacalli, ai quali andrebbe emesso uno scontrino, per esempio da un esercente messicano, ma vallo a trovare! C’è anche una nuova e salatissima sovrattassa per lo smaltimento del corpo, da pagare almeno 10 giorni prima il gesto estremo. E serve anche un’autorizzazione ambientale integrata nel caso la si voglia far finita in modo particolarmente spettacolare, per esempio facendosi esplodere o lanciandosi dal terrazzo. Una situazione insostenibile. La gente vuole ammazzarsi alla buona”.

Fausto Minali