Tragedia KnockOut Game, picchiatore spezzino si rompe una mano

E’ arrivata anche alla Spezia la moda del KnockOut Game, un gioco consistente nel cercare di uccidere sconosciuti con un cazzotto improvviso, e attenzione, devono essere davvero degli sconosciuti perché se uccidi uno che conosci poi ci rimani male, magari all’inizio no, ma dopo sì. Purtroppo la città deve registrare le prime tragiche conseguenze di questa nuova forma di pampano. C’è infatti una persona rimasta gravemente ferita. Si tratta di un picchiatore 19enne, nato alla Spezia 22 anni fa e ormai a tutti gli effetti spezzino – avete voluto l’integrazione? – che tirando un pugno fortissimo a un passante si è fratturato la mano ed è stato trasportato d’urgenza in pediatria a bordo dell’elicottero Drago dei Vigili del Fuoco, che è rimasto incastrato in corsia. A voler strafare finisce sempre così. Il giovane violento si è lamentato con medici e parenti perché pensava di poter finalmente inaugurare la sua vita da bullo in santa pace. Già un mese fa, infatti, era andato incontro a una sventura. “Colpisci un passante fortissimo”, gli avevano detto, e lui, intendendo fortissimo come aggettivo, aveva aggredito un buttafuori di 120 chili, venendo poi torturato. E ora, la mano rotta. Ma perché? Facile capirlo. Lo sconosciuto aggredito invano è un 70enne che lo scorso anno è stato operato di ernia inguinale al Sant’Andrea. Nell’ambito dell’intervento, per una piccola svista gli è stata applicata una protesi in titanio per anca allo zigomo sinistro, contro la quale si è infranto il gancio dello sbandato. La soddisfazione dell’anziano: “Fuori la sanità della politica!”. Il vecchio ingrato nelle scorse ore è finito sotto i ferri perché la Asl rivoleva la protesi, che torna utile, anche come arredamento. Purtroppo il 70enne è morto sotto i Ferri, i coniugi dell’interno 9 che sono tanto gentili. I medici hanno detto al picchiatore 19enne che l’anziano non ce l’ha fatta per le conseguenze del cazzotto. Non è vero, ma sul volto del giovane infortunato è apparso un mezzo sorriso. Vogliamo dare un p’ di fiducia ai nostri ragazzi?

Paolo Frates