25 Aprile, Friedenreich: “No a revisionismo, ma riconoscere buona fede partigiani”

Motori accesi e champagne in ghiaccio per il 70° anniversario della Liberazione. Qualcuno pensa che sia inutile celebrare l’evento, ma fortunatamente la maggior parte delle persone sa che, senza certe manifestazioni, si rischia di perdere la memoria di fatti del passato come, appunto, l’affrancamento del Lombardo Veneto dal terribile generale Radetzky Radetzky. Militare nazista terribile e padre così severo che, per reazione, sua figlia divenne una tossica irrecuperabile (la famosa marcia di Radetzky). Pronto alle celebrazioni anche il sindaco della Spezia Arthur Friedenreich, che in un comunicato stampa scritto su un tovagliolino della bouvette del Comune ha dichiarato: “Ci apprestiamo a commemorare il 70° anniversario della Liberazione. E quindi a commemorare quel grande passaggio della nostra storia che risponde al nome di Resistenza. Urge però, complice la tanta acqua passata sotto i ponti costruiti non tanto a norma, operare una visione critica e onesta del fenomeno. Ce lo chiede la Storia con la S maiuscola, e non perché viene dopo il punto, altrimenti sarebbe scontato. E non sto assolutamente invocando del becero revisionismo storico. Ma sto dicendo che credo sia opportuno almeno riconoscere la buonafede dei partigiani. Molti di loro, anche giovanissimi, combatterono nella Resistenza spinti da ideali. Tanti morirono. E dopo anni di divisioni, è giusto che il nostro sguardo conceda loro rispetto umano e pietà”. La visione critica del fenomeno resistenziale obbliga ad analizzare, anche con un certo gusto della statistica, i crimini della varie bande partigiane. Perché se le brigate comuniste si batterono lealmente al fianco di tutte le altre, mettendo via le armi all’arrivo degli alleati, è pur vero che i gruppi cattolici portarono avanti la lotta armata fino al 1946 abbondante, macchiandosi di orrendi crimini contro le altre formazioni, soprattutto il 4-3-3. Impossibile dimenticare poi le imprese dei partigiani socialisti, con veri e propri eroi come il ligure Sandro Pertini. Tutti ricordano quando al futuro presidente, un compagno partigiano impegnato in una riparazione disse: “Vai a prendere un cacciavite a stella”. E il coraggioso Pertini corse nella natià Stella (SV), prese un cacciavite (a taglio) e lo conficcò nel braccio di un giovanissimo Dino Zoff, in villeggiatura sull’appennino con i genitori. Scattò subito l’amicizia e Sandro mollò la lotta partigiana, tanto uno più, uno meno, cosa cambia. Ma l’aneddotica deve lasciare spazio alla voce dei giovani d’oggi, come il consigliere comunale PD Luca InErba. “La Resistenza è importantissima, – ha dichiarato alla stampa – io vado avanti anche 40 minuti, ho imparato cliccando sui banner che mi spuntano quando faccio le ricerche su internet e non ho cancellato i cookie”.

PaoloFrates