Morte e vergogna, le vittime innocenti di Piazza Verdi

Venerdì prossimo Piazza Verdi sarà ufficialmente riconsegnata agli spezzini al termine di un percorso tutt’altro che indolore. Sette lunghissimi mesi di cantiere che hanno messo in ginocchio le attività della zona ed esasperato i residenti. Una situazione che, con ogni probabilità, la prossima primavera porterà la maggioranza uscente a vincere le elezioni, sì, però con un margine davvero risicato (52-53%, no mas). Così, questo Natale, c’è soltanto voglia di stare a casa, con le ungarettiane quattro capriole di fumo (una capriola sono circa grammi 0,5). L’altro giorno, poi, è arrivato il colpo di grazia: l’installazione dei portali colorati, opera postuma dall’artista Daniel Buren. Strutture malauguratamente dipinte con i colori della grande avversaria dello Spezia Calcio, i Crociati Parma. Un vero affronto, che ha scatenato polemiche e fotomontaggi brutti. Il sindaco della Spezia, Massimo Federici, ha assicurato che essere inizialmente incompresa è la tara dell’arte contemporanea. “Sono sicuro che fra cinquant’anni gli spezzini non si lamenteranno più degli archetti, specialmente gli spezzini che ora hanno più di quarant’anni”, ha dichiarato in un’intervista rilasciata al critico Achille Bonito Oliva, che lo ascoltava steso nudo sul divano, come tradizione. Insomma, quel che sarà, sarà. Certezze nella vita ce ne sono poche. La morte, le tasse (tranne Imu agricola), il funambolico G. Menchelli alla direzione della Confartigianato. Stop.

La critica degli spezzini ha preso di mira i portali, i materiali (in primis il pan carrè), l’adeguatezza delle corsie preferenziali riservate ad ambulanze, mezzi pubblici e camion dei terroristi, minaccia per altro tiepida, perché gli islamici spezzini sono paciosi e al massimo si lancerebbero contro le aiuole (comunque rovinandole eh). Quello che spiace è che nessuno ha dedicato una lacrima, una parola, un’invettiva o un post su Facebook con gli spazi e le virgole messi a caso alla più grande vergogna dell’affaire Piazza Verdi: lo sterminio delle personcine che popolavano i rendering del progetto. Prese, usate e sacrificate sull’altare del Dio Denaro. Fatti fuori come i cani per gli Europei in Ucraina, i bambini delle favelas per le Olimpiadi brasiliane, i comunisti per Italia ’90. Città della Spezia ha deciso – appaltando il lavoro alla rubrica enogastrononica “Sentimenti spezzini” – di ricordare queste personcine che purtroppo non ci sono più. Per farvi venire il groppo in gola mentre mangiate strufoli, pall’emmerda, maccheruone ‘e San Gennaro e altre specialità spezzine e basso lunigianesi.

AMERIGO DUMINI, IL FASCISTA BUONO

“L’unico fascista buono è il fascista morto di stanchezza”, recita un adagio tanto in voga tra i giovani sfaccendati incapaci di guardare con un minimo di obbiettività a quanto fatto di buono nel Ventennio, al netto di errori madornali come l’eliminazione dell’Imu agricola e il bonus “bhe…bhe”. E se parliamo di fascisti molto stanchi, il pensiero non può che andare ad Amerigo Dumini che fa stretching dopo una lunga corsa defatigante post delitto Matteotti. E’ proprio in questa situazione di rilassamento muscolare che l’attivista di destra era stato inserito nel rendering di Piazza Verdi. Quadricipiti, adduttori, addome, gastrocnemi da ristorare per lanciarsi verso un’altra avventura. Avventura che non ci sarà, perché Amerigo è stato fatto fuori dal progetto. Della sua simpatica figurina, nella piazza, non c’è traccia. Lui che nel 1924, assassinando l’elegante socialista Matteotti, diede all’amministrazione Pd di Sarzana, in crisi di ispirazione toponomastica, l’idea per intitolare la piazza davanti al Comune. Pensare che appena tre anni prima Dumini era passato da Sarzana e c’erano state delle incomprensioni. Ma poi il rapporto era sbocciato, un po’ come tra Rocky e Apollo Creed. Ora il povero Amerigo non c’è più, spazzato via da un’elaborazione digitale. Lui che nel 1941 era sopravvissuto a diciassette pallottole britanniche grazie a una malformazione che concentrava tutti i suoi organi vitali nell’alluce sinistro, alla Mario Frigerio, il McGuffin di Erba. Fin troppo ovvia la morale: oggi, se sei di destra, sembra che devi chiedere scusa al mondo.

GLI SCOLARETTI

Tra i tanti pregi che vanno riconosciuti all’amministrazione comunale della Spezia, c’è quello della sincerità. Quando ancora il progetto della nuova Piazza Verdi era in fase embrionale, si era comunque capito che qualche bambino schiacciato dai mezzi pubblici andava messo in conto. Come quando sono morti degli indios durante le riprese di “Fitzcarraldo”. Vuoi che Werner Herzog non sapeva che sarebbe successo? Lascia stare che poi piangeva, tutta scena. La gente di sinistra è così. Molto più onesto Kinski, che davanti ai quechua caduti se la rideva, per poi ricomporsi e tornare a interpretare il direttore Sallusti. Ad ogni modo, il rendering della futura Piazza, sin dal primo momento, ha onestamente mostrato le anime dei bimbi travolti dai bus Atc. Due scolaretti, un maschietto e una femminuccia, destinati a vagare indefiniti e dolenti per sempre, come le anime del Titanic in Ghostbusters 2, mentre sullo sfondo un goffo Hugh Grant cerca di aprire l’ombrello. “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”, dichiarò Gesù all’evangelista Matteo (metti il cognome quando firmi i pezzi, leone). Ma qua i bimbi sono due, mica uno solo, quindi anche a questo giro Goretta ne esce pulito. E bravo sind… presidente.

LIZ E MICHAEL

Molto spesso, non facciamo caso a quel che viene detto. Ci interessa di più chi lo dice. Se fosse stato D’alema, e non Renzi, a dire “mi fanno ridere le ragazzine che pretendono di non concedersi per fare strada”, gli italiani non si sarebbero mai sognati di fare tanta polemica. Simile ragionamento si può fare sul mondo della droga. Se lo stupefacente viene ceduto da un clandestino o, peggio ancora, da un migrante economico, è probabilmente una sostanza cattiva. Ma se a spacciare è una bella bimba, per altro a prezzi concorrenziali, il discorso cambia! Qualche grammo di bianca non si rifiuta, da un angioletto del genere. Lo sapevano bene i progettisti di Piazza Verdi quando hanno fatto il rendering, dando a queste convinzioni un tocco vip. Infatti, la graziosa pargoletta pusher è colta mentre contratta con una sorniona Liz Taylor. Un passo più a sinistra, c’è Michael Jackson anni ’90 che attende, con evidente impazienza, che la piccola si avvicini a lui. Vai a capire se è per la ‘roba’ o per la bimba.

JFK

“Non chiedere al tuo paese cosa può fare per te, ma chiedi a te stesso cosa puoi fare per il tuo paese, ma soprattutto chiediamoci come mai mia moglie, con me morto da cinque minuti, s’è messa con coso, Mario Carotenuto”. Queste le ultimissime parole pronunciate da John Fitzgerrald Kennedy nel rendering di Piazza Verdi, dal quale anche lui è stato in ultima istanza eliminato. Insostenibile il dolore per aver visto sua moglie Jacqueline risposarsi subito per amore con uno dei grandi volti della commedia all’italiana anni ’70, nel tempo libero armatore greco miliardario. Jfk cerca consolazione parlando con un annoiato bancario, mentre sullo sfondo il violento Dumini infila una gamba dentro un ciclista, Bill Kelso ci prova con Stella D’Angelo in “The Party”, San Sebastiano in borghese prova la sua posizione da martire e Michael Jackson anni ’90 aspetta la fine. Il povero Jfk, che ha lottato invano per restare parte integrante del progetto della piazza, è stato freddato da Lee Oswald, posizionato sul tetto delle Poste. “Centro Kennedy”, avrebbe detto un attimo prima di fare fuoco con il Carcano, venendo istantaneamente denunciato per questioni di copyright dal noto complesso commerciale grigio.

Sentimenti Spezzini per Città della Spezia, Natale 2016