Batiston, re del Carnevale spezzino e della società civile

Oggi è Martedì grasso. Carnevale se ne va. Non fa eccezione quello spezzino, chiamato a vivere un martedì che più adiposo non si può, visto che la maschera dominatrice della tradizione carnascialesca nostrana è, semplicemente, un ciccione incredibile. Eh già, parliamo di Batiston (Udine, 1968). Personaggio folkloristico le cui radici affondano, anzi sprofondano, nei più antichi anfratti della cultura locale, enormi zampe sfiancate dalla ritenzione idrica, sostegni affaticati di un corpaccione gottoso storicamente piegato da disfunzioni ormonali. Batiston è la figura principale del patrimonio popolare spezzino, amata anche più del pur fenomenale Gigion a Bossa, mitologico alcolista che portò sul Golfo dei Poeti la passione per le sonorità brasiliane, alfiere provinciale del tropicalismo, amico personale di Caetano Veloso e Gilberto Gil, rapinatore di banche con Edmundo.

La grandezza di Batiston sta nel suo essere un personaggio multiforme la cui unica costante è un peso fuori dal comune, e spiace per via dei bei lineamenti – è come cinque-sei avvocati Ornati legati assieme. La maschera spezzina per antonomasia, per esempio, può incarnare un ex ladro acrobata fallito per via della corporatura che, messosi a rubare scorrazzando a bordo di una bici pieghevole infinitamente piccola rispetto alla sua mole, viene miseramente pizzicato un attimo dopo l’effrazione dai padroni di casa – il trio Aldogio, Vanni e Giacomo Peserico -, che vorrebbero umiliarlo, serrarlo in una gabbia – ma è notte, i discount tedeschi sono chiusi -, ferirlo come un grosso maiale urlante, bollirlo, ma rinunciano a queste feroci intenzioni – sbagliate, ma “giustificabili e comprensibili e di una bellezza pura”, come le ha definite su Facebook il filosofo Regazzoni Simone – per far colpo su Marina Massironi, che è di sinistra e crede nel reinserimento in società. Alla fine, ironia della sorte, è proprio Beppe il ladro/Batiston a far breccia con Marina, che va oltre le apparenze, innamorandosi dell’obeso, e segnalando ai suoi famigliari contrariati che l’Adamo del futuro della prima edizione di Ciao Darwin era al contempo bello, grasso, calvo e ipovedente (altri esempi di grossoni che possono piacere: Gerard Depardieu, Chris Penn, Guido Crosetto). Ma il papà di Marina, di Ciao Darwin, ricorda solo Luana Ravegnini che sfila in intimo nella puntata Vip contro ceto medio.

E ancora, il cangiante Batiston è un muratore leghista che fa lavoretti in nero in casa di Antonio Albanese, oppure, per gradire, l’ingenuo marito di Alba Rottweiler che, intimorito e ossequioso, consegna la moglie a Pierfrancesco Favino, presidente della Banda della Magliana; senza naturalmente dimenticare la versione sportiva di Batiston, un passaggio nel mondo del calcetto in cui il fenomeno incontrastato dello scenario carnevalesco buca porte e portieri con il nome di Mina: sig.ra Anna Mazzini. La maschera per eccellenza del Carnasciale spezzino delizia poi quando veste i panni di un mastodontico personaggio di nome Ermanno ne “La tigre e la neve”, prima prova drammatica di Roberto Benigni dopo vent’anni di fatiche comiche, chiuse alla grande con la divertente farsa negazionista de “La vita è bella”.

Ma la variante della centenaria figura di Batiston alla quale la gente di Spezia è più affezionata è senz’altro il dolce omosessuale che, a una cena con amici orribili, si vergogna del suo orientamento e finge di avere una fidanzata come tutte le persone per bene. E i commensali spingono non solo per conoscerla, ma anche per candidarla alle elezioni comunali, ché mancano meno di tre mesi e un candidato non c’è e ‘sta città la perdiamo davvero. Perciò si dannano per pescare volti giocabili dalla società civile – “perfetti sconosciuti”, dicono -, ideali per ricucire il rapporto con la gente, stanca dei partiti, specialmente uno: il nostro, ragazzi, il nostro. I telefonini, pronti a captare suggerimenti e imbeccate su nomi spendibili, sono tutti sul tavolo: quelli degli invitati, e quelli dei padroni di casa, il commissario Rocco Schiavone e la vedova Taricone. Si gioca a carte scoperte: ogni messaggino che arriva, ogni sussulto di WhatsApp, va condiviso immediatamente con tutti i presenti nonché con la stampa cartacea, online assolutamente no perché non ci si può fidare. Arriva una notifica a Mastandrea, è Little Tony che gli dice che Giallini ancora lo sta a tormentare da ‘L’odore della notte’ (1998). Nomi inutili: non candidabili né Little, indebolito dallo scandalo Danacol, né Giallini, compromesso dall’esperienza coi Radicali con lo pseudonimo Mario Staderini. Altro che perfetti sconosciuti.

Dopo un po’ cominciano a rumoreggiare tutti i telefoni. Si scopre che il tassista Edoardo Leo ha messo incinta la collega Marika (incandidabile per la legge Severino, con tutti quei discorsi difficili – incomprensibili per la sovranista Marika – su essere, non essere e benessere), ma che lei lo vuole lasciare per uno di Uber, e il padrone di casa Schiavone se ne esce con un “meglio tassista che frocio!” che scuote ulteriormente il fragile Batiston, e poi ancora viene fuori che Alba Rottweiler, moglie di Edoardo, si smessaggia con Favino – manco a dirlo, incandidabile perché in Rush ha fatto Regazzoni, non importa quale: è un discorso di opportunità – e gli manda audio con la sua voce nasale, e dice che lo ama e non gliene frega niente se è passato dal Dandy alle tagliatelle all’uovo. Si illumina anche il telefonino del povero Taricone, un Nokia 3310 gelosamente conservato dalla moglie Cassa Smutniak; è Cristina Plevani che implora ‘Il Guerriero’ di liberarla dall’incastellatura di cuscini e braccioli blu in cui l’ha intrappolata per fecondarla al riparo dalle telecamere del Big Brother nell’ormai lontano settembre 2000, e dove Cristina tuttora vive – “in una relazione aperta”, precisa – con i figli nati da quella notte di peccato, che tra l’altro vide Sergio Volpini fallire con Francesca Piri. Sul tardi si palesa il signor sindaco, porta il dolce. Il dolce, dolcissimo vice sindaco Ruggia. Al primo cittadino arriva una notifica, è l’assessore Mori che insiste sul candidarsi: “Io Corrado, tu il mio Maestro Pregadio”, scrive, ma non attacca. Gran finale: il mitico Batiston, stremato, si guarda allo specchio, si scambia per Adinolfi e, sapendosi omosessuale, si picchia da solo.

Omar Bozo, Paolo Frates